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La sede

di Mercoledì, 12 Giugno 2013 - Ultima modifica: Giovedì, 27 Giugno 2013
Municipio
Notizie storiche sulla originaria costruzione del Municipio di Roverè della Luna
(a cura di Silvio Girardi)
La ristrutturazione del palazzo municipale di Roverè della Luna rappresenta il recupero di un buon artigianato edilizio locale, per cui si ritiene opportuno qui ricordare alcune fasi relative alla sua originaria realizzazione con il supporto di dati storici gentilmente forniti dal sig. Silvio Girardi.
Dal 10 agosto 1872 al 29 settembre 1876 è Sindaco di Roverè della Luna il sig. Davide Tomasini, noto per aver voluto e realizzato la costruzione del nuovo edificio ad uso scuola e cancelleria comunale.
Il 16 settembre 1872 il Consiglio stabilisce di vendere all'asta la vecchia casa comunale (casa Bosin) con l'orto e broilo di tre pertiche, al prezzo di partenza di fiorini 1.850.
Il 4 gennaio 1873 il Comune decide di provvedere alla fornitura dei sassi per la nuova casa mediante asta pubblica e che verranno successivamente pagati fiorini 3,50 la pertica, compresi lo scarico e la posa in opera.
La progettazione dell'edificio viene affidata al geom. Luigi Dorigatti di Mezzocorona.
Il 7 marzo 1873 si affida l'appalto dei lavori alla Ditta Benedetto Fantini di Mezzolombardo in base alle informazioni avute dal progettista ("il titolare della Ditta è persona abile ed onesta").
Nella seduta del 9 marzo si affida il compito di sorvegliante dei lavori al Segretario Comunale, sig. Enrico Paoli, per il compenso di fiorini 20.
Successivamente, il 27 marzo 1873, su istanza del cassiere comunale, sig. Alberto de Eccher, il Comune ottiene un finanziamento dal possidente sig. Widmann di Magrè per il parziale finanziamento dei nuovi lavori.
Trattasi di un edificio a due piani con il piano terreno da adibirsi ad uso locali municipali.
Il piano seminterrato è ideato dal progettista e voluto dal Comune "per grandi sale con maestose volte a botte del soffitto", volte eseguite dall'impresario Fantini con pietre squadrate e disposte a mosaico, suggello di notevole abilità, anche perchè le stesse risultano interrotte ed elegantemente articolate da voltini secondari in corrispondenza delle porte e delle finestre.
Tutto l'edificio, ma soprattutto questo avvolto, eseguiti da maestranze e progettisti locali, con metodologie e materiali disponibili in loco, costituiscono un esempio luminoso del livello e dei risultati cui era giunto il nostro artigianato edilizio del secolo scorso.
Il locale seminterrato viene denominato "volt de le vedove" poichè, fino a circa il 1920, fu posto a disposizone delle vedove del paese di disagiate condizioni economiche, con diritto di abitazione gratuita.
Dopo tale data e fino al 1980 il salone viene utilizzato come forno del paese con locali di deposito per attrezzi vari.
Nel 1957 si realizza un ampliamento del Municipio verso nord, onde inserire l'ambulatorio medico, e si alza di un piano l'edificio utilizzando i fondi del lascito del dott. Fausto Pizzini.
Nel 1959 il complesso viene ulteriormente allungato verso nord per realizzare la sede della Cassa Rurale, con una tipologia figurativa del tutto singolare.
L'Amministrazione in carica al momento del restauro ha voluto rivitalizzare la sede municipale ordinando un restauro conservativo così da riportare in evidenza, riproponendole alla considerazione di tutti, la forma e la tipologia originarie del fabbricato del 1873.
Al volto è stata restituita la funzione pubblica, esemplificando negli archi, nelle volte, nelle pietre lavorate, prestazioni professionali dell'artigianato edilizio del luogo nella sua più secolare tradizione.
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